Falsi ricordi ... Un caso di esorcismo scolastico
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Falsi ricordi ... Un caso di esorcismo scolastico

I ricordi si rincorrono, s'accavallano,
e alcuni pur s'ingroppano.
Arduo il compito di chi s'appresta
indomito,
a raccontar qualcosa.
Lo mostrar memoria
per l'episodi altrui,
sovente l'ex allievo inganna,
ma se il ricordo è falso,
chi svergognerà il falsario?
L'idea malsana sarebbe quella di inventare" falsi ricordi " verosimili, o inverosimili, comunque basati sulle nostre persone e personalità, coinvolgendo assenti volontari e presenti.
Chi è che si diletta a scrivere e vorrebbe incominciare?
Ultima modifica di stefano il Mer Feb 20, 2008 5:47 pm, modificato 3 volte
Un caso di esorcismo scolastico 1a puntata
Su di un caso di esorcismo scolastico… 1° puntata

Il fatto successe in una giornata d'inverno molto uggiosa e buia, e in classe la lampadina non era sufficiente a riscaldare gli animi.
Eravamo tutti impegnati nelle nostre normali attività scolastiche quotidiane:
Tony Curtos il Mancino metteva in corto le prese di corrente e i campanelli della scuola, così che poteva fare bella figura prevedendo, al suonare dell'ora, un black out di tutta la palazzina;
Sergio Sbranazìa , guardandosi nello specchio portatile, si allenava a imitare De Niro in "Taxi Driver" nella scena in cui, davanti allo specchio, diceva " Ehi, tu, ce l'hai con me?"
Callo Mussillo si lisciava i capelli con le mani, che equivaleva a passarsi chili di brillantina;
Febbraro Classetta si limitava, quel giorno, a esercitarsi in imitazioni da film, mimando la scena di Arancia Meccanica, quella sottolineata dalle musiche del Guglielmo Tell.
Roger Muoore proseguiva coscienziosamente l'attività interrotta al risveglio, ossia quello di sognare incontri a scopo sessuale con fanciulle bendisposte, sogni inesorabilmente seguiti da frenetiche attività di amanuense, che in classe riuscivano meglio a patto che fosse seduto nelle ultime file.
Claudio "Fibonacci" Pesce, doppio cognome-doppio gusto-doppi occhiali, estraeva radici cubiche e, dopo averle guardate, le rimetteva dentro la vrachetta.
Ser Guglielmo di Gug, inerpicato sulle spalle di Callo Mussillo, scrutava i dintorni.
Isdariello Superstar si allenava ai blocchi di partenza per i giochi della gioventù.
Alpeto Cafeto, alla finestra, si massaggiava con vigore il generoso pacco, fischiando con sottile risucchio al vedere il passaggio di sesso femminile in genere.
Manunzio Agerola guardava estatico il suo album delle figurine dei Beatles, recente novità della ditta Panini, ovviamente già finito da tempo, visto che contemplava solo quattro figurine.
Giancarlo Dominevobiscum, in piedi su un banco, scriveva col gesso offese sulle madri di Tony Curtos il Mancino e Roger Muoore.
Mi ricordo come fosse ieri: la professoressa Scevezi, donna molto religiosa, interruppe la lettura di una pagina di Bukowsky, che, come ricorderete, era il suo autore preferito, e incominciò ad annusare l'aria, dicendo, quasi tra se, che un puzzo di peli bruciati aveva invaso la classe. Il nostro esperto di Apparato Riproduttivo, Febbraro Classetta, sentendo parlare di peli, si ingrifò e urlò che secondo lui erano peli pubici. La professoressa lo tacitò con un semplice gesto di fastidio della mano.
Si alzò a quel punto Ser Galateo che, in un improvviso accesso di tosse, liberò una potente scorreggia, e cercò di dire che a lui sembrava profumo di violette, in realtà l'aria fu invasa da tutt'altro profumo.
In quell’istante sia il nostro Mimmo Nazionale che Isdariello Superstar dissero che loro sentivano puzzo di segale cornuta. Mentre tutti scoppiavano a ridere per la situazione e alzavano la mano per dire la loro, improvvisamente la lampadina si spense.
La classe piombò in un buio che sorprese tutti, e cadde un un silenzio insolito, cosa che immediatamente allarmò la bidella Margherita Dolce Vita, che dal fondo del corridoio incominciò ad urlare di non fare i bambini, e che se avessimo insistito in tale comportamento irriverente, neanche PADRE ZIO ci avrebbe salvati dalla bocciatura!
A quelle parole successe quello che nessuno si aspettava…

Il fatto successe in una giornata d'inverno molto uggiosa e buia, e in classe la lampadina non era sufficiente a riscaldare gli animi.
Eravamo tutti impegnati nelle nostre normali attività scolastiche quotidiane:
Tony Curtos il Mancino metteva in corto le prese di corrente e i campanelli della scuola, così che poteva fare bella figura prevedendo, al suonare dell'ora, un black out di tutta la palazzina;
Sergio Sbranazìa , guardandosi nello specchio portatile, si allenava a imitare De Niro in "Taxi Driver" nella scena in cui, davanti allo specchio, diceva " Ehi, tu, ce l'hai con me?"
Callo Mussillo si lisciava i capelli con le mani, che equivaleva a passarsi chili di brillantina;
Febbraro Classetta si limitava, quel giorno, a esercitarsi in imitazioni da film, mimando la scena di Arancia Meccanica, quella sottolineata dalle musiche del Guglielmo Tell.
Roger Muoore proseguiva coscienziosamente l'attività interrotta al risveglio, ossia quello di sognare incontri a scopo sessuale con fanciulle bendisposte, sogni inesorabilmente seguiti da frenetiche attività di amanuense, che in classe riuscivano meglio a patto che fosse seduto nelle ultime file.
Claudio "Fibonacci" Pesce, doppio cognome-doppio gusto-doppi occhiali, estraeva radici cubiche e, dopo averle guardate, le rimetteva dentro la vrachetta.
Ser Guglielmo di Gug, inerpicato sulle spalle di Callo Mussillo, scrutava i dintorni.
Isdariello Superstar si allenava ai blocchi di partenza per i giochi della gioventù.
Alpeto Cafeto, alla finestra, si massaggiava con vigore il generoso pacco, fischiando con sottile risucchio al vedere il passaggio di sesso femminile in genere.
Manunzio Agerola guardava estatico il suo album delle figurine dei Beatles, recente novità della ditta Panini, ovviamente già finito da tempo, visto che contemplava solo quattro figurine.
Giancarlo Dominevobiscum, in piedi su un banco, scriveva col gesso offese sulle madri di Tony Curtos il Mancino e Roger Muoore.
Mi ricordo come fosse ieri: la professoressa Scevezi, donna molto religiosa, interruppe la lettura di una pagina di Bukowsky, che, come ricorderete, era il suo autore preferito, e incominciò ad annusare l'aria, dicendo, quasi tra se, che un puzzo di peli bruciati aveva invaso la classe. Il nostro esperto di Apparato Riproduttivo, Febbraro Classetta, sentendo parlare di peli, si ingrifò e urlò che secondo lui erano peli pubici. La professoressa lo tacitò con un semplice gesto di fastidio della mano.
Si alzò a quel punto Ser Galateo che, in un improvviso accesso di tosse, liberò una potente scorreggia, e cercò di dire che a lui sembrava profumo di violette, in realtà l'aria fu invasa da tutt'altro profumo.
In quell’istante sia il nostro Mimmo Nazionale che Isdariello Superstar dissero che loro sentivano puzzo di segale cornuta. Mentre tutti scoppiavano a ridere per la situazione e alzavano la mano per dire la loro, improvvisamente la lampadina si spense.
La classe piombò in un buio che sorprese tutti, e cadde un un silenzio insolito, cosa che immediatamente allarmò la bidella Margherita Dolce Vita, che dal fondo del corridoio incominciò ad urlare di non fare i bambini, e che se avessimo insistito in tale comportamento irriverente, neanche PADRE ZIO ci avrebbe salvati dalla bocciatura!
A quelle parole successe quello che nessuno si aspettava…
Ultima modifica di stefano il Mer Feb 20, 2008 12:42 pm, modificato 9 volte
Un caso di esorcismo scolastico 2a puntata
2a puntata

Mentre l’eco delle urla della bidella Margherita Dolce Vita non si erano ancora spente, il nostro Febbraro Classetta, come se fosse stato toccato un interruttore segreto, si alzò di scatto, inarcandosi verso l’alto, con il braccio destro e il relativo dito indice teso verso il soffitto, e un accenno di lamento gutturale che gli usciva dalle labbra.
Abituati a questo e ad altro, nessuno di noi ci fece troppo caso, e qualcuno, senza troppa convinzione, guardò verso l’alto, pensando che Febbry avesse visto, che so, un ragno, o una scritta oscena, o l'ologramma della professoressa di Inglese invitarlo ad una copula.
Ma quando il lamento, anziché spegnersi, continuò inasprendosi, tutti capirono che qualcosa di inumano stava accadendo.
Quello che temevamo si stava verificando: Febbraro stava tentando di esprimere un concetto astratto!!
Ma nel farlo la mandibola gli si era bloccata, e sbavando e urlando, incominciò a contorcersi nelle spire della follia, fino a schiantarsi a terra in preda, credevamo, ad una crisi epilettica per il troppo sforzo concettuale.
" Una crisi mistica!" gridò il nostro Riccardo Cuor di Centauro, ripiegando subito dopo la testa sui libri per riprendere lo studio.
"Una crisi vagale!" gridò Roger Muoore, ed alla critica da parte della classe che parlasse come cagava, si abbassò le braghe e cominciò a scoreggiare.
"Una crisi di identità!" disse mantenendo la calma Zigmund Galtzenauth.
" Ma insomma, qualcuno lo aiuti!" implorò Partita Doppia, continuando a smanettare sulla calcolatrice a manovella, sommerso dal lavoro, visto che si era allo scadere delle denunce dei redditi.
" Nessuno faccia niente, se non è lui a volerlo veramente!" ribattè in modo inappellabile Zigmund Galtzenauth, mettendo inpratica gli insegnamenti del suo omonimo di Vienna.
Il nostro Mimmo Nazionale, mentre con una mano teneva per il collo Tony Curtos che tentava di colpirlo con calci, ahimè, troppo distanti, e con l'altra faceva vento su Roger Muoore, impedendogli, di fatto, qualsiasi reazione, disse: "Ascoltatelo, Lui sta per compiere l'IperBalzo, saprà bene cosa dice".
" Ha ragione, è l'unico autorizzato dalla Professoressa Acconciatammella" disse Willy Poteta, e, facendosi chermo con la mano, l'infame sorrise.
- Presto, un medico – gridò qualcuno...

Mentre l’eco delle urla della bidella Margherita Dolce Vita non si erano ancora spente, il nostro Febbraro Classetta, come se fosse stato toccato un interruttore segreto, si alzò di scatto, inarcandosi verso l’alto, con il braccio destro e il relativo dito indice teso verso il soffitto, e un accenno di lamento gutturale che gli usciva dalle labbra.
Abituati a questo e ad altro, nessuno di noi ci fece troppo caso, e qualcuno, senza troppa convinzione, guardò verso l’alto, pensando che Febbry avesse visto, che so, un ragno, o una scritta oscena, o l'ologramma della professoressa di Inglese invitarlo ad una copula.
Ma quando il lamento, anziché spegnersi, continuò inasprendosi, tutti capirono che qualcosa di inumano stava accadendo.
Quello che temevamo si stava verificando: Febbraro stava tentando di esprimere un concetto astratto!!
Ma nel farlo la mandibola gli si era bloccata, e sbavando e urlando, incominciò a contorcersi nelle spire della follia, fino a schiantarsi a terra in preda, credevamo, ad una crisi epilettica per il troppo sforzo concettuale.
" Una crisi mistica!" gridò il nostro Riccardo Cuor di Centauro, ripiegando subito dopo la testa sui libri per riprendere lo studio.
"Una crisi vagale!" gridò Roger Muoore, ed alla critica da parte della classe che parlasse come cagava, si abbassò le braghe e cominciò a scoreggiare.
"Una crisi di identità!" disse mantenendo la calma Zigmund Galtzenauth.
" Ma insomma, qualcuno lo aiuti!" implorò Partita Doppia, continuando a smanettare sulla calcolatrice a manovella, sommerso dal lavoro, visto che si era allo scadere delle denunce dei redditi.
" Nessuno faccia niente, se non è lui a volerlo veramente!" ribattè in modo inappellabile Zigmund Galtzenauth, mettendo inpratica gli insegnamenti del suo omonimo di Vienna.
Il nostro Mimmo Nazionale, mentre con una mano teneva per il collo Tony Curtos che tentava di colpirlo con calci, ahimè, troppo distanti, e con l'altra faceva vento su Roger Muoore, impedendogli, di fatto, qualsiasi reazione, disse: "Ascoltatelo, Lui sta per compiere l'IperBalzo, saprà bene cosa dice".
" Ha ragione, è l'unico autorizzato dalla Professoressa Acconciatammella" disse Willy Poteta, e, facendosi chermo con la mano, l'infame sorrise.
- Presto, un medico – gridò qualcuno...
Ultima modifica di stefano il Mer Feb 20, 2008 1:14 pm, modificato 9 volte
Un caso di esorcismo scolastico 3a puntata
3a puntata


- Presto, un medico – gridò qualcuno, e fu subito preso per il culo con la frase – Qui a stento ci diplomiamo, figuriamoci parlare di laurea-.
Ser Galateo, dopo un perfetto inchino, gridò che però qualcuno si sarebbe sicuramente laureato in medicina, quindi poteva anche fare uno sforzo ed intervenire.
Al che tutti guardarono Sergio Swan Gonz. Lo stesso Roger Muoore gli disse: - Tu che farai l’emodinamista, fagli una rianimazione cardiaca, presto!!!-
E lui, di rimando:- E tu che farai l’anestesista, fagli subito la respirazione bocca a bocca!!
- A parte il fatto che non lo so ancora,- disse Roger Muoore di rimando - che farò il medico, perchè mia cugina non mi ha ancora detto niente, e poi, figurati, neanche quando sarò rianimatore farò mai una respirazione bocca a bocca, figurati se la faccio adesso a quello lì!-
Giancarlo Dominevobiscum disse:- Non guardate me, che, se riesco a laurearmi, farò il fisiatra e aprirò un pò di studi in giro per il mondo e non vi cagherò più neanche di striscio. –
Capimmo che la situazione si stava facendo drammatica, e stavamo quasi per rassegnarci alla scomparsa del nostro amico Febbraro, quando, con mossa repentina, Willi Poteta gli infilò in bocca un foglio protocollo appallottolato, serrandoglielo per bene nella gola.
- E’ un rimedio alla crisi epilettica? Lo farà rinsavire? – chiese Roger Muoore , ammirato da quel sapiente quanto rapido gesto.
E Willy rispose: - Nientaffatto, ma almeno così non ci sfonda i timpani, mi stavo rilassando, e con questo casino non riuscivo nemmeno a pensare- .
E voltandosi dall'altra parte, a testa bassa, sorrise, l'infame.
Poi si rese conto della enormità che aveva detto e si corresse:
- Bè, pensare, non esageriamo, stavo solo masticando una gomma americana e col casino non riuscivo a sincronizzare i movimenti e mi sono masticato la lingua-...
E l'infame sorrise di nuovo...
- Presto, un medico – gridò qualcuno, e fu subito preso per il culo con la frase – Qui a stento ci diplomiamo, figuriamoci parlare di laurea-.
Ser Galateo, dopo un perfetto inchino, gridò che però qualcuno si sarebbe sicuramente laureato in medicina, quindi poteva anche fare uno sforzo ed intervenire.
Al che tutti guardarono Sergio Swan Gonz. Lo stesso Roger Muoore gli disse: - Tu che farai l’emodinamista, fagli una rianimazione cardiaca, presto!!!-
E lui, di rimando:- E tu che farai l’anestesista, fagli subito la respirazione bocca a bocca!!
- A parte il fatto che non lo so ancora,- disse Roger Muoore di rimando - che farò il medico, perchè mia cugina non mi ha ancora detto niente, e poi, figurati, neanche quando sarò rianimatore farò mai una respirazione bocca a bocca, figurati se la faccio adesso a quello lì!-
Giancarlo Dominevobiscum disse:- Non guardate me, che, se riesco a laurearmi, farò il fisiatra e aprirò un pò di studi in giro per il mondo e non vi cagherò più neanche di striscio. –
Capimmo che la situazione si stava facendo drammatica, e stavamo quasi per rassegnarci alla scomparsa del nostro amico Febbraro, quando, con mossa repentina, Willi Poteta gli infilò in bocca un foglio protocollo appallottolato, serrandoglielo per bene nella gola.
- E’ un rimedio alla crisi epilettica? Lo farà rinsavire? – chiese Roger Muoore , ammirato da quel sapiente quanto rapido gesto.
E Willy rispose: - Nientaffatto, ma almeno così non ci sfonda i timpani, mi stavo rilassando, e con questo casino non riuscivo nemmeno a pensare- .
E voltandosi dall'altra parte, a testa bassa, sorrise, l'infame.
Poi si rese conto della enormità che aveva detto e si corresse:
- Bè, pensare, non esageriamo, stavo solo masticando una gomma americana e col casino non riuscivo a sincronizzare i movimenti e mi sono masticato la lingua-...
E l'infame sorrise di nuovo...
Ultima modifica di stefano il Mer Feb 20, 2008 1:30 pm, modificato 5 volte
Un caso di esorcismo scolastico 4a puntata
4a puntata

...A quel punto, con in sottofondo la musica di " Per un pugno di dollari", con i pollici infilati nei passanti, facendosi largo tra i banchi mentre noi tutti ci toglievamo dal suo raggio d’azione, trascinando la suola degli stivali sul pavimento, e con uno stuzzicadenti tra le labbra, Sergio Sbranazìa, il capo indiscusso di tutti noi, disse in gergo : “ M’ò ‘vvech’io”, e noi tutti capirono che sarebbe entrato in azione…
Arrivato sul corpo dello sfortunato, lo tirò su afferrandolo per il bavero e ….lo spostò di lato scaraventandolo addosso al nostro Riccardo il Centauro, per imboccare la porta e dirigersi verso i bagni, canticchiando : “ Aggia…pi…sciàbadabadà, sciàbadabadà, aggiapiscià…badabadà…"-
Riccardo il Centauro lo accolse tra le sue braccia, mimando la Pietà di Michelangelo per qualche secondo, poi lo lasciò scivolare a terra.
Perchè- disse - è troppo brutto per vivere, ma è troppo giovane per morire. Però è troppo sudato per tirarlo su, d'altra parte è troppo folle per non aiutarlo, perchè...
Uno sberlone volante, forse di Massiccio Zebedei, lo resettò e ritornò in silenzio a studiare.
Colmo dei colmi, in quel momento così delicato,Claudio Fibonacci Pesce venne colto da una colica renale e cercò di trascinarsi, dolorante, fuori dall'aula, biascicando : " Un calcolo, devo fare un calcolo...".
Chi gli passava un bloc notes, chi gli passava la calcolatrice, chi gli tirava un fecozzone dicendogli che da lì a poco avrebbero inventato i calcolatori moderni, così avrebbe potuto fare tutti i calcoli che voleva, e magari, se proprio ci teneva, poteva iscriversi a Ingegnieria, e poi scomparire a Supramonte.
Lui prese appunti e proseguì verso il bagno.
Eravano tutti lì, chini sullo sfortunato compagno di classe, quando qualcuno ebbe un'idea :- Chiamiamo Firmato Padreggiovine, solo lui può capire il metafisico…, il meta afasico, stu strunz' insomma".
E come per incanto Firmato Padreggiovine si materializzò in classe, benedicendoci a passo di samba e cercando di accarezzare Massiccio Zebedei, che lo accarezzò con un manrovescio ben dato...
...A quel punto, con in sottofondo la musica di " Per un pugno di dollari", con i pollici infilati nei passanti, facendosi largo tra i banchi mentre noi tutti ci toglievamo dal suo raggio d’azione, trascinando la suola degli stivali sul pavimento, e con uno stuzzicadenti tra le labbra, Sergio Sbranazìa, il capo indiscusso di tutti noi, disse in gergo : “ M’ò ‘vvech’io”, e noi tutti capirono che sarebbe entrato in azione…
Arrivato sul corpo dello sfortunato, lo tirò su afferrandolo per il bavero e ….lo spostò di lato scaraventandolo addosso al nostro Riccardo il Centauro, per imboccare la porta e dirigersi verso i bagni, canticchiando : “ Aggia…pi…sciàbadabadà, sciàbadabadà, aggiapiscià…badabadà…"-
Riccardo il Centauro lo accolse tra le sue braccia, mimando la Pietà di Michelangelo per qualche secondo, poi lo lasciò scivolare a terra.
Perchè- disse - è troppo brutto per vivere, ma è troppo giovane per morire. Però è troppo sudato per tirarlo su, d'altra parte è troppo folle per non aiutarlo, perchè...
Uno sberlone volante, forse di Massiccio Zebedei, lo resettò e ritornò in silenzio a studiare.
Colmo dei colmi, in quel momento così delicato,Claudio Fibonacci Pesce venne colto da una colica renale e cercò di trascinarsi, dolorante, fuori dall'aula, biascicando : " Un calcolo, devo fare un calcolo...".
Chi gli passava un bloc notes, chi gli passava la calcolatrice, chi gli tirava un fecozzone dicendogli che da lì a poco avrebbero inventato i calcolatori moderni, così avrebbe potuto fare tutti i calcoli che voleva, e magari, se proprio ci teneva, poteva iscriversi a Ingegnieria, e poi scomparire a Supramonte.
Lui prese appunti e proseguì verso il bagno.
Eravano tutti lì, chini sullo sfortunato compagno di classe, quando qualcuno ebbe un'idea :- Chiamiamo Firmato Padreggiovine, solo lui può capire il metafisico…, il meta afasico, stu strunz' insomma".
E come per incanto Firmato Padreggiovine si materializzò in classe, benedicendoci a passo di samba e cercando di accarezzare Massiccio Zebedei, che lo accarezzò con un manrovescio ben dato...
Ultima modifica di il Dom Feb 17, 2008 1:38 am, modificato 4 volte
Un caso di esorcismo scolastico 5a puntata
5a puntata

Riavutosi dallo shock, Firmato Padreggiovine si inginocchiò sulla povera figura del pensatore, che nel frattempo era diventato viola, e per prima cosa gli levò il tampone di carta dalla gola, permettendogli di respirare.
Per il risucchio che si generò con l’atto respiratorio di Febbraro, Ser Gulielmo Di Gug fu aspirato nelle sue fauci, e se non fosse stato per Callo Mussillo, che sorvegliava su di lui da sempre,e che lo afferrò per i coglioni, a quest’ora col cazzo che leggeremmo le sue mail.
Firmato Padreggiovine, dopo aver visto la situazione, disse subito:- Presto, fatelo respirare – e tentò di slacciargli la cintura dei pantaloni. Massiccio Zebedei stroncò sul nascere quest’altro tentato approccio, e Padreggiovine, massaggiandosi la nuca arrossata, si convinse a collaborare.
- Quest’uomo è posseduto! Dobbiamo esorcizzarlo! Presto, aiutatemi!- gridò alzando le mani al cielo, e tutti ci scansammo.
– Ci vuole una croce, presto, procuratemela – e gli portarono subito Alfio Croces, che stava sonnecchiando nell’angolo.
Firmato Padreggiovine immerse Alfio Croces nell’acqua benedetta che gli aveva portato Margherita Dolce Vita nella catinella dove si stava lavando i piedi con le unghie smaltate, lo agitò sopra il corpo di Febbraro, pronunciando frasi sconnesse, e lo agitò talmente, che il povero Alfio vomitò proprio sulla faccia dello sfortunato che, come per incanto, sbarrò gli occhi sottolineati dal mascara, e incominciò a bestemmiare sulla meccanica quantistica...

Riavutosi dallo shock, Firmato Padreggiovine si inginocchiò sulla povera figura del pensatore, che nel frattempo era diventato viola, e per prima cosa gli levò il tampone di carta dalla gola, permettendogli di respirare.
Per il risucchio che si generò con l’atto respiratorio di Febbraro, Ser Gulielmo Di Gug fu aspirato nelle sue fauci, e se non fosse stato per Callo Mussillo, che sorvegliava su di lui da sempre,e che lo afferrò per i coglioni, a quest’ora col cazzo che leggeremmo le sue mail.
Firmato Padreggiovine, dopo aver visto la situazione, disse subito:- Presto, fatelo respirare – e tentò di slacciargli la cintura dei pantaloni. Massiccio Zebedei stroncò sul nascere quest’altro tentato approccio, e Padreggiovine, massaggiandosi la nuca arrossata, si convinse a collaborare.
- Quest’uomo è posseduto! Dobbiamo esorcizzarlo! Presto, aiutatemi!- gridò alzando le mani al cielo, e tutti ci scansammo.
– Ci vuole una croce, presto, procuratemela – e gli portarono subito Alfio Croces, che stava sonnecchiando nell’angolo.
Firmato Padreggiovine immerse Alfio Croces nell’acqua benedetta che gli aveva portato Margherita Dolce Vita nella catinella dove si stava lavando i piedi con le unghie smaltate, lo agitò sopra il corpo di Febbraro, pronunciando frasi sconnesse, e lo agitò talmente, che il povero Alfio vomitò proprio sulla faccia dello sfortunato che, come per incanto, sbarrò gli occhi sottolineati dal mascara, e incominciò a bestemmiare sulla meccanica quantistica...
Ultima modifica di il Dom Feb 17, 2008 1:40 am, modificato 3 volte
Un caso di esorcismo scolastico 6a puntata
6a puntata

Agitandogli contro Alfio Croces, il nostro Padreggiovine iniziò la litanìa di esorcismo che aveva imparato al cinema, e, tenendosi i genitali con una mano, e muovendo la mano su e giù in gesto scaramantico, cominciò a gridargli:- Il potere di CHIST' ti espella, il potere di CHIST' ti espella – e intanto il resto della classe cantava in coro :- E 'llev'e'mman'allok, uè', e'llev'e'mman'allok, uè'.
Dopo aver ripetuto quella formula per tredici volte, arrivò il vicepreside Ferrari, che esordì dicendo:- Se qualcuno deve essere espulso, ditelo a me che ci penso io. Mannaggia Padre ZIO!!-
A quelle parole, dopo due o tre convulsioni, Febbraro si inarcò nuovamente, mentre nello stomaco gli si vedeva muovere qualche strana creatura, che spingeva per uscire.
Ci tirammo tutti indietro, appena in tempo per vedere uscire dalle sue fauci un gatto, sporco, scuro e arrabbiato, che schizzò via dalla finestra che affacciava sul garage, per scomparire miagolando. Un attimo dopo una frenata brusca zittì per sempre quella bestia malvagia e demoniaca.
Il povero Febbraro si riprese, e dopo aver bevuto un bicchiere di latte corretto, confessò che non ricordava nulla dell’accaduto, anzi, non ricordava neanche chi loro fossero, e perché lo avevano coinvolto in quella cagnara, e da quel momento, chiese per favore, di lasciarlo in pace per l'eternità e di dimenticarsi di lui, che aveva importanti scoperte da fare.
Fu così che, all'unisono, rispettosi del suo desiderio, i Solidi Noti , ossia Massiccio Zebedei, Sergio Sbranazìa, il Mimmo Nazionale e, fuori concorso, Ser Guglielmo di Gug, che a dire il vero sbilanciava un pò la presa, lo presero per le braccia e per i piedi e lo mandarono a raggiungere il suo gatto, tra gli applausi di tutti gli altri...

Agitandogli contro Alfio Croces, il nostro Padreggiovine iniziò la litanìa di esorcismo che aveva imparato al cinema, e, tenendosi i genitali con una mano, e muovendo la mano su e giù in gesto scaramantico, cominciò a gridargli:- Il potere di CHIST' ti espella, il potere di CHIST' ti espella – e intanto il resto della classe cantava in coro :- E 'llev'e'mman'allok, uè', e'llev'e'mman'allok, uè'.
Dopo aver ripetuto quella formula per tredici volte, arrivò il vicepreside Ferrari, che esordì dicendo:- Se qualcuno deve essere espulso, ditelo a me che ci penso io. Mannaggia Padre ZIO!!-
A quelle parole, dopo due o tre convulsioni, Febbraro si inarcò nuovamente, mentre nello stomaco gli si vedeva muovere qualche strana creatura, che spingeva per uscire.
Ci tirammo tutti indietro, appena in tempo per vedere uscire dalle sue fauci un gatto, sporco, scuro e arrabbiato, che schizzò via dalla finestra che affacciava sul garage, per scomparire miagolando. Un attimo dopo una frenata brusca zittì per sempre quella bestia malvagia e demoniaca.
Il povero Febbraro si riprese, e dopo aver bevuto un bicchiere di latte corretto, confessò che non ricordava nulla dell’accaduto, anzi, non ricordava neanche chi loro fossero, e perché lo avevano coinvolto in quella cagnara, e da quel momento, chiese per favore, di lasciarlo in pace per l'eternità e di dimenticarsi di lui, che aveva importanti scoperte da fare.
Fu così che, all'unisono, rispettosi del suo desiderio, i Solidi Noti , ossia Massiccio Zebedei, Sergio Sbranazìa, il Mimmo Nazionale e, fuori concorso, Ser Guglielmo di Gug, che a dire il vero sbilanciava un pò la presa, lo presero per le braccia e per i piedi e lo mandarono a raggiungere il suo gatto, tra gli applausi di tutti gli altri...
Ultima modifica di il Dom Feb 17, 2008 1:42 am, modificato 5 volte
Un caso di esorcismo scolastico 7a ed ultima puntata
7a ed ultima puntata

Tony Curtos il Mancino, staccandosi un attimo dal telescopio che aveva nell'immediato costruito con un tubo da disegno e gli occhiali di Ser Galater, il tutto incollato con la bava dei Flessori di Testa dei primi banchi, interrompendo l'attenta osservazione del palazzo di fronte, dove c'era sicuramente o una fanciulla ignuda, o una antenna da radioamatore che programmava di smontare e trafugare durante la notte, sospirando, pronunciò la famosa frase, che fu poi ripresa da Ridley Scott nel suo film Blade Runner, ossia:- Noi della sezione Effe abbiamo visto cose che voi umani, neanche per il cazzo! Peccato che tutto questo andrà perduto come sputazza sotto la pioggia, come quando ci sputavamo addosso in motocicletta e la pioggia lavava la saliva, a suggello di imperitura amicizia.
Ma si sbagliava.
In un angolo remoto della classe, il Fine Cesellatore della classe, l’Amanuense della Sezione, il nostro Manunzio Agerola, aveva immortalato tutta la scena con matita a punta fine ripassata poi a china.
- Da conservare nel cascione- disse- così tra una trentina d'anni vi stupirò con effetti speciali, e ricominciò a disegnare chissaccosa.
Roger Muoore, in evidente stato di alterazione, presagì che per trent'anni almeno sarebbe caduto tutto nell'oblio più profondo, ma che, se un giorno Partita Doppia avesse baciato sulle labbra la Professoressa Quentina Tarantina, l'incantesimo si sarebbe dissolto come saliva sotto la pioggia.
" N'ata vota! Ma pecchè nun te ne vai a Salluzzo, e te fai 'na bell'anestesia generale?" disse Partita Doppia.
Sergio Sbranazìa, invece, si limitò a menarlo.
E Roger Muoore, proteggendosi dalle percosse con una mano, mentre con l'altra, con fare pensoso, si massaggiava il mento, disse tra se: " Uhm, anestesista a Salluzzo, per quanto ipotesi fantasiosa, non è certo lontana da una possibile congettura. Vedremo, vedremo..."
Il giorno dopo un certo prof. Schrodinger presentò denuncia per la scomparsa del suo gatto.
La descrizione che ne fece, peloso, sporco, scuro, incazzoso, con occhietti indemoniati, sempre ingrifato, non sorprese nessuno.
Equivocando la descrizione, capirono che costui cercasse Febbraro.
Per cui in un attimo lo accontentarono, indicandogli la finestra attraverso cui avevano buttat...ehm, cioè, dalla quale avevano, per l'ultima volta, visto ...il loro mai pianto abbastanza e compagno di classe per la vita, benchè egli si sarebbe negato in futuro ...Febbraro Classetta...
Poichè non capiva, essendo il prof. Schrodinger tedesco, ma anche 'nu poco 'strunz', i solidi noti della classe, ossia quelli più in forza, lo accompagnarono gentilmente alla finestra per fargli raggiungere, leggiadro, il garage sottostante. E poichè faceva un pò di resistenza, sicuramente per timidezza e per educazione, i solidi noti lo aiutarono a raggiungere l'asfalto.
Non doveva comunque essere un tipo molto sveglio, perchè raggiungendo l'asfalto, non si degnò nemmeno di mettere le mani avanti, sfracagnandosi a terra in malo modo.
E comunque vista l'altezza, anche avesse messo le mani avanti, sarebbe cambiato poco.
Quando, dopo tre giorni, incominciò a puzzare, creando un certo ostacolo anche ai clienti di quel garage, un paio di volenterosi scrostarono i suoi resti dal pavimento e, insieme alla carogna del gatto, lo misero in una scatola di scarpe in attesa che qualcuno se li portasse via.
Nottempo qualcuno passò...
]
Raccontano che, ancora oggi, nelle notti di luna piena, se l'aria è tersa, si possa vedere la sagoma di Febbraro Classetta passeggiare in atteggiamento amletico, sui Bastioni della Pontificia Università Gregoriana al Ponte di Casanova, che accarezza un gatto morto in una scatola e pronuncia le famose parole:
-Essere o non essere,
'nu strunz' cacat'a'fforza,
che 'n'gopp'à 'stu marciappiede
striscia comm' a' nu' serpente...-
FINE

Tony Curtos il Mancino, staccandosi un attimo dal telescopio che aveva nell'immediato costruito con un tubo da disegno e gli occhiali di Ser Galater, il tutto incollato con la bava dei Flessori di Testa dei primi banchi, interrompendo l'attenta osservazione del palazzo di fronte, dove c'era sicuramente o una fanciulla ignuda, o una antenna da radioamatore che programmava di smontare e trafugare durante la notte, sospirando, pronunciò la famosa frase, che fu poi ripresa da Ridley Scott nel suo film Blade Runner, ossia:- Noi della sezione Effe abbiamo visto cose che voi umani, neanche per il cazzo! Peccato che tutto questo andrà perduto come sputazza sotto la pioggia, come quando ci sputavamo addosso in motocicletta e la pioggia lavava la saliva, a suggello di imperitura amicizia.
Ma si sbagliava.
In un angolo remoto della classe, il Fine Cesellatore della classe, l’Amanuense della Sezione, il nostro Manunzio Agerola, aveva immortalato tutta la scena con matita a punta fine ripassata poi a china.
- Da conservare nel cascione- disse- così tra una trentina d'anni vi stupirò con effetti speciali, e ricominciò a disegnare chissaccosa.
Roger Muoore, in evidente stato di alterazione, presagì che per trent'anni almeno sarebbe caduto tutto nell'oblio più profondo, ma che, se un giorno Partita Doppia avesse baciato sulle labbra la Professoressa Quentina Tarantina, l'incantesimo si sarebbe dissolto come saliva sotto la pioggia.
" N'ata vota! Ma pecchè nun te ne vai a Salluzzo, e te fai 'na bell'anestesia generale?" disse Partita Doppia.
Sergio Sbranazìa, invece, si limitò a menarlo.
E Roger Muoore, proteggendosi dalle percosse con una mano, mentre con l'altra, con fare pensoso, si massaggiava il mento, disse tra se: " Uhm, anestesista a Salluzzo, per quanto ipotesi fantasiosa, non è certo lontana da una possibile congettura. Vedremo, vedremo..."
Il giorno dopo un certo prof. Schrodinger presentò denuncia per la scomparsa del suo gatto.
La descrizione che ne fece, peloso, sporco, scuro, incazzoso, con occhietti indemoniati, sempre ingrifato, non sorprese nessuno.
Equivocando la descrizione, capirono che costui cercasse Febbraro.
Per cui in un attimo lo accontentarono, indicandogli la finestra attraverso cui avevano buttat...ehm, cioè, dalla quale avevano, per l'ultima volta, visto ...il loro mai pianto abbastanza e compagno di classe per la vita, benchè egli si sarebbe negato in futuro ...Febbraro Classetta...
Poichè non capiva, essendo il prof. Schrodinger tedesco, ma anche 'nu poco 'strunz', i solidi noti della classe, ossia quelli più in forza, lo accompagnarono gentilmente alla finestra per fargli raggiungere, leggiadro, il garage sottostante. E poichè faceva un pò di resistenza, sicuramente per timidezza e per educazione, i solidi noti lo aiutarono a raggiungere l'asfalto.
Non doveva comunque essere un tipo molto sveglio, perchè raggiungendo l'asfalto, non si degnò nemmeno di mettere le mani avanti, sfracagnandosi a terra in malo modo.
E comunque vista l'altezza, anche avesse messo le mani avanti, sarebbe cambiato poco.
Quando, dopo tre giorni, incominciò a puzzare, creando un certo ostacolo anche ai clienti di quel garage, un paio di volenterosi scrostarono i suoi resti dal pavimento e, insieme alla carogna del gatto, lo misero in una scatola di scarpe in attesa che qualcuno se li portasse via.
Nottempo qualcuno passò...
]

Raccontano che, ancora oggi, nelle notti di luna piena, se l'aria è tersa, si possa vedere la sagoma di Febbraro Classetta passeggiare in atteggiamento amletico, sui Bastioni della Pontificia Università Gregoriana al Ponte di Casanova, che accarezza un gatto morto in una scatola e pronuncia le famose parole:
-Essere o non essere,
'nu strunz' cacat'a'fforza,
che 'n'gopp'à 'stu marciappiede
striscia comm' a' nu' serpente...-
FINE







